Per Rione Roma Tour Festival il 23 Agosto alle ore 18.00 inaugura la mostra “Io Vedo”. Abbiamo intervistato Sara Palmieri la curatrice e fotografa.

Ciao Sara, come si articolerà la mostra?

La mostra che vede Via Urbana protagonista, scelta a rappresentare il Rione Monti, intende attraversare e narrare le differenti identità che nella via vivono e lavorano, e la multiculturalità che la caratterizza. Via Urbana è una delle vie più antiche e note del Rione, ricca di memoria e storie sommerse: ci siamo fatte condurre, nel coinvolgere e fotografare i suoi protagonisti, dal desiderio di raccontare il passato che ancora sopravvive, le botteghe degli artigiani, la tradizione legata alla ristorazione, ma anche alcune nuove realtà interessanti, e soprattutto il suo spirito ibrido, multiculturale. Come curatrice ho scelto di coinvolgere altre 4 fotografe (Flaminia Celata, Simona Filippini, Lina Pallotta, Ninni Romeo), tutte donne, il cui approccio e ricerca avrebbe messo in risalto ognuna delle caratteristiche sopra citate della Via al meglio, è così è stato.La mostra si svilupperà in modo puntiforme, un percorso da scoprire: alcune foto saranno esposte nelle vetrine in dialogo con il luogo stesso e la sua identità, altre appese dalle finestre delle persone ritratte e visibili dalla strada, altre ancora bisognerà entrare nei luoghi e visitarli per vederle: quindi diverse prospettive, proporzioni, e stimoli. Alcuni dei luoghi coinvolti saranno chiusi nel periodo della mostra, ma abbiamo comunque fatto in modo di renderli visibili e parte viva della narrazione.L’intento è di invitare i visitatori ad avvicinarsi al cuore di Via Urbana, del Rione e della sua bellezza, di conoscerne diversità e anche criticità.


In quale senso può definirsi mostra partecipativa?

La mostra è concepita come un dialogo, che parte dall’incontro, allo scatto fotografico, alla scelta condivisa con le realtà coinvolte di dove e come esporre le immagini: un ritratto è sempre 50 e 50, c’è il fotografo con la sua visione e la sua scelta narrativa, e c’è la persona ritratta, con la sua storia, le sue emozioni, il luogo che abita o dove lavora o passa il suo tempo, i suoi sogni, il suo credo. Aprire questi luoghi al pubblico e mostrare al loro interno il risultato di questo dialogo, è un azione forte e che speriamo apra nuove riflessioni.Grazie allo sguardo di 5 autrici molto diverse tra loro, siamo riuscite a coinvolgere personalità e realtà altrettanto variegate. A volte scatole cinesi, storie che contengono altre storie, come nel caso del lavoro Pagpupulong di Simona Filippini: Pagpupulong significa Incontro nella lingua filippina e la Chiesa di Santa Pudenziana dal 1991, per volere di Papa Giovanni Paolo II, è Chiesa nazionale dei filippini, la comunità di immigrati più antica di Roma, che qui si danno appuntamento ogni domenica. Simona ha scelto di intervallarne i ritratti con particolari architettonici del sito e dettagli pittorici dei dipinti presenti nella chiesa, con l’intento di narrare la sintesi culturale che si compie in questo luogo, un incontro tra culture e immaginari diversi.


Come hai trovato il Rione, quale umore emerge, al risveglio dalla fase – incrociando le dita – più acuta della pandemia?

Via Urbana, così come tutto il Rione, esce provata da questo periodo difficilissimo. Alcune attività hanno chiuso, altre sono in difficoltà e sperano nel prossimo futuro per provare a risalire. Doloroso vedere attività storiche che spariscono, il quartiere perdere la sua identità in favore di locali mordi e fuggi che guardano al turismo come unica risorsa. Turismo che con la pandemia è uno dei settori più in crisi. Il fenomeno di spopolamento del Rione (molti negli ultimi anni, compresi i montini storici, hanno venduto o trasformato l’appartamento in casa vacanze) è in ascesa. Ma di contro, ci sono molte realtà che si reinventano, ed altre nuove molto interessanti, con delle belle idee dietro: sfide e sogni in movimento. Noi abbiamo provato a mettere una luce qua e là, sperando di aver fatto un buon lavoro, pensando alle persone e a Roma, al loro futuro.


Foto in ordine di apparizione: Ines di Line s Pallotta;  Mr. Ronald con suo figlio Liam_Pagpupulong di Simona Filippini; Oblate di S.Giuseppe di Ninni Romeo; Mor Style di Flaminia Celata; Silvia, Yama Tattoo di Sara Palmieri.

Raccontare un quartiere attraverso le parole dei suoi abitanti e frequentatori, dare visibilità agli aspetti insoliti e inaspettati,

recuperare la poesia degli spazi quotidiani

amplificare i passi di cittadinanza attiva: sono molte le “visioni” possibili e Rione Roma si occupa proprio di questo, di m ostrare l’arte nascosta dei quartieri secondo la sua declinazione più contemporanea.

Attraverso gli scatti del fotografo Edgardo Cerruto raccontiamo qui, con i volti e le parole dei protagonisti, la “romanità” di un tessuto urbano che ancora esiste; vivo e dinamico. 

Una giornata con gli artisti di Piazza San Simeone

Nino aveva il Pub a piazza del Fico “Jonathan” e infatti qui tutti lo chiamano così. 

Antonio, racconta i tempi che furono del Rione. “Negli anni ’60 e ’70 società immobiliari cominciarono ad acquistare appartamenti per ristrutturarli e rivenderli. Tutta la borghesia si è trasferita qua, a Piazza Navona, per far vedere il cagnolino, la pelliccia, per farsi la sfilata”. 

Racconta dei momenti belli, di quando i ristorati facevano 60/100 coperti al giorno. 

Nicola, ex fotoreporter, ricorda i suoi primi scatti a pellicola; “una buona foto richiede una capacità di sintesi ma anche uno sforzo culturale.


Il 24 Agosto 2020 prende il via “Rione Roma Tour Festival”, progetto vincitore dell’Avviso Pubblico “Estate Romana 2020 – 2021 – 2022” e parte di Romarama 2020, il palinsesto culturale promosso da Roma Capitale, ed è realizzato in collaborazione con SIAE. Tra le iniziative programmate, di cui abbiamo parlato nel nostro precedente  articolo, leggiamo anche della mostra “io dico”.

Un percorso a tappe lungo via dei Coronari, con elaborazioni create da Gulp3d e Colordrop, elenco delle tappe:

“Bar dei Coronari” Via dei Coronari 27

“Home made leather” Via dei Coronari 222

“Audrey’Shop” Via dei Coronari 113

“Maledetti Toscani” Via dei Coronari 118

“Fresco & co” Via dei Coronari 95

“Supplizio” Via dei Coronari 25



Chiediamo di più alla curatrice Liliana Spadaro.

Come si articolerà la mostra?

La mostra funzionerà come una passeggiata, un piccolo tour in una delle vie più importanti e rinomate di Roma. Di altissima rilevanza storica e culturale.

In che senso è partecipativa? Quali sono le parole che il tessuto esprime?

E’ partecipativa perché ogni tappa del percorso, che corrisponde ad ogni opera esposta, è concepita insieme a chi lavora e vive questo rione tutti i giorni: le parole contenute nelle opere sintetizzano il pensiero dei negozianti e ristoratori che hanno partecipato. Le parole rappresentano anche il modo in cui ora tutti si trovano in questa fase post lockdown.

Proprio in riferimento a questa fase come hai trovato il centro?

Ho trovato le sue vie svuotate, sembra una banalità ma è chiaro che mancando il turismo manchi uno degli strati sociali che fanno di Roma quel che in realtà è.  

per informazioni sulle opere lili.spadaro@gmail.com